[Articolo tratto dalla Dispensa Didattica del Corso FAD 50 crediti ECM - 1a Edizione]
Il modello JASPER (Joint Attention, Symbolic Play, Engagement and Regulation) è un intervento terapeutico individuale mirato che si pone l’obiettivo di migliorare le competenze di attenzione congiunta (joint attention, JA) dei bambini con disturbo dello spettro autistico (autism spectrum disorder, ASD) attraverso il gioco (symbolic play, SP), favorendo il coinvolgimento (engagement, E) nelle interazioni e un’adeguata regolazione (regulation, R) emotiva e comportamentale. Il modello JASPER costituisce un trattamento evidence-based che esplicitamente non si pone l’obiettivo di promuovere lo sviluppo del bambino ASD in tutti gli ambiti, ma è progettato per promuovere prioritariamente lo sviluppo della dimensione cognitiva dell’attenzione congiunta.
L’attenzione congiunta è un fenomeno propulsivo dello sviluppo umano, una componente essenziale dell’apprendimento sociale; essa consiste all’abilità di saper coordinare la nostra attenzione con quella di altre persone permettendoci di adottare in maniera fluida e ben affinata un punto di riferimento o punto di vista in comune con altri. Lo sviluppo dell’attenzione congiunta per gli oggetti, gli eventi e infine per le idee, è un processo basilare per la nostra capacità di adottare un riferimento condiviso, sviluppare il linguaggio e la cooperazione stabilendo un coinvolgimento sociale. L’opportunità di processare in maniera continuativa le informazioni derivanti da un punto di riferimento comune durante gli episodi di attenzione congiunta è essenziale per condividere le esperienze. Se l’attenzione congiunta richiede troppo sforzo o non è gratificante, la qualità e la quantità della nostra capacità di coinvolgimento congiunto può risultare deficitaria.
Non sorprende, dunque, che le differenze nell’attenzione congiunta tra i bambini a sviluppo tipico e quelli che stanno sviluppando un ASD siano tra le più importanti caratteristiche fino ad ora riconosciute. Nessun’altra dimensione sintomatologica degli ASD ha dato più prove di essere nucleare dell’attenzione congiunta. È stato verificato in maniera consistente che le valutazioni dell’attenzione congiunta sono importanti sia per l’identificazione precoce dei bambini con ASD che per la diagnosi successiva dei soggetti in età prescolare. Una spiegazione plausibile della difficoltà nell’attenzione congiunta dei soggetti con ASD è che sia causata da un disturbo motivazionale, riconducibile a una ridotta attivazione o a una ridotta gratificazione derivante dalla percezione dell’attenzione su di sé, piuttosto che una ridotta gratificazione derivante dal porre l’attenzione sugli altri.
Questa caratteristica della teoria dell’attenzione congiunta, della consapevolezza dell’attenzione verso se stessi, è centrale nel modello JASPER, attualmente l’intervento abilitativo/riabilitativo per gli ASD più impregnato della teoria dell’attenzione congiunta. Evidenze a sostegno di un ruolo causale dell’attenzione congiunta nell’apprendimento sociale, del linguaggio e di qualunque altro processo di sviluppo possono venire solo da studi sperimentali e non da studi di correlazione. La manipolazione controllata di una dimensione, come ad esempio l’attenzione congiunta, è il modo più potente per esaminarne il ruolo nello studio degli ASD (Jones et al., 2014). Nelle ricerche cliniche, gli studi sperimentali spesso prendono la forma di studi di intervento. Il tipo più rigoroso di studio d’intervento è lo studio controllato randomizzato (randomized controllated trial, RCT), in cui si cerca di garantire che i gruppi che ricevono i diversi tipi di intervento siano il più possibile comparabili. A questo riguardo, il modello JASPER può vantare finora 10 studi RCT, che negli ultimi 20 anni hanno coinvolto quasi 500 bambini con ASD.
L’intervento JASPER si focalizza prevalentemente in routine di gioco produttivo all’interno delle quali l’operatore (che diventa un partner di gioco attento e partecipe) mette in atto una serie di strategie che mirano a facilitare (per frequenza, intensità e durata) il coinvolgimento congiunto del bambino nelle attività di gioco, che rappresenta il contesto di apprendimento naturale del bambino. Nel modello di intervento JASPER le attività di gioco hanno un significato operativo ben preciso: è qualcosa di più di semplici azioni intraprese dal bambino con i giocattoli, ma del naturale processo di apprendimento che avviene attraverso l’esplorazione creativa e spontanea di attività che il bambino trova divertenti e perciò motivanti.
Durante la sessione di attività della durata variabile di 45-60 minuti, l’operatore e il bambino svolgono una o più routine di gioco, cioè attività di gioco produttivo condivise con oggetti o giocattoli. I due partner di gioco contribuiscono all’attività sviluppando un “tema” iniziale della routine (ad esempio, costruire una torre con i cubetti). Poi condividono questo tema con dei “turni”, cioè un’alternanza di scambi reciproci, durante i quali il piacere per l’attività viene espresso reciprocamente attraverso la comunicazione verbale e non verbale. L’operatore si siede davanti al bambino, faccia a faccia, imitando prontamente l’iniziativa spontanea di gioco del bambino, assecondando il dipanarsi della routine di gioco produttivo attraverso lo sguardo, le azioni di gioco, le espressioni e eventualmente i gesti e il linguaggio, creando un’esperienza socio-emotiva, obiettivi e significati condivisi con il bambino.
L’imitazione degli atti di gioco del bambino e la risposta alla comunicazione e al linguaggio di quest'ultimo rappresentano le competenze fondamentali del professionista nel corso delle sessioni di intervento basate sulle strategie di intervento JASPER. Quando il bambino compie un’azione di gioco con un giocattolo, l’operatore risponde producendo un’azione di gioco con un giocattolo identico o simile. Ad esempio, se il bambino inserisce una forma nell’ordinatore di forme, l’operatore risponde prontamente con il proprio turno di gioco inserendo a sua volta una forma nell’ordinatore. Se il bambino finge di bere da una tazza, l’operatore finge di bere anche lui da un’altra tazza o da un contenitore simile, come un bicchiere.
L'operatore dovrebbe sempre cercare di dare priorità all'imitazione delle azioni di gioco del bambino, ma nei momenti in cui quest'ultimo ha bisogno di supporto per giocare e coinvolgersi, può utilizzare il modellamento di un'azione di gioco e fare una pausa significativa per dare al bambino la possibilità di mettere in atto il suo turno imitando l’azione dell'operatore appena osservata. Una volta modellata efficacemente l’azione di gioco, l’operatore deve essere pronto a rinforzare positivamente l’azione di gioco produttiva messa in atto dal bambino in risposta a quella modellata, imitando a sua volta l’azione di gioco, con lo scopo di proseguire e sviluppare la routine.
Tra gli obiettivi terapeutici principali del modello JASPER rientrano quelli di incrementare la complessità e la diversità delle abilità di gioco del bambino e aumentare l’avvio spontaneo di iniziative di gioco. In generale, le attività di gioco dei bambini possono essere raggruppate in quattro categorie principali (simple to symbolic play, SP):
gioco semplice;
gioco combinato;
gioco pre-simbolico;
gioco simbolico.
I primi tre punti rientrano nel gioco funzionale (concreto), mentre solo l’ultimo punto è considerato astratto, immaginativo. Ognuna di queste categorie di gioco è suddivisa in livelli di gioco più specifici.
Nel modello JASPER, un’altra area di intervento fondamentale è la comunicazione sociale, che rappresenta una grossa sfida per i bambini con ASD. L’intervento JASPER si pone l’ambizioso obiettivo di migliorare la diversità, la complessità e la flessibilità delle competenze comunicative verbali e non verbali del bambino, al fine di richiedere ciò di cui ha bisogno e per condividerlo con gli altri. Ecco un esempio di come la comunicazione è stratificata nell'intervento:
l’operatore e il bambino sono impegnati in una routine di gioco che utilizza un set di giocattoli “La fattoria”. Il bambino introduce un cavallo all’interno del recinto e guarda l’operatore. L’operatore mostra il suo animale al bambino prima di metterlo nel trattore, dicendo: “Cavallo”.
Proprio come con le azioni di gioco, l’operatore è un partner attivo e paritario del bambino anche nella comunicazione: utilizza le strategie di imitazione e modellamento, creando una base comunicativa all’interno della routine e le relative espansioni del linguaggio e rispetta il proprio turno per parlare, monitorando l’andamento della comunicazione.
La risposta comunicativa durante la routine deve essere immediata, in modo che il bambino capisca che l’operatore ha notato e accolto il suo desiderio di comunicare. Se la sua comunicazione non riceve una risposta da parte del suo partner di gioco, il bambino potrebbe perdere interesse nel comunicare spontaneamente: l’imitazione e l’espansione verbale dell’operatore rappresentano (così come l’imitazione dell’azione di gioco) un rinforzo naturale e gratificante dell’iniziativa comunicativa del bambino.
Infine, nel modello JASPER l’obiettivo terapeutico del miglioramento della quantità e della qualità del coinvolgimento congiunto e della regolazione emotiva e comportamentale del bambino si ottiene indirettamente attraverso una serie di strategie: organizzando preventivamente e adeguatamente l’ambiente di intervento durante le sessioni di attività, costruendo efficaci routine di gioco motivanti e divertenti, scegliendo opportunamente il materiale di gioco in base alle esigenze specifiche di ciascun bambino e promuovendo la comunicazione sociale.
In conclusione, un approfondimento non solo teorico ma soprattutto operativo del modello JASPER permetterà al professionista, all’interno della propria cornice deontologica, esperienza e scrupolo professionale, di fare tesoro dei numerosi spunti di intervento presentati per integrare nel proprio lavoro quotidiano con i bambini ASD la metodologia generale e le strategie di base del modello JASPER, per favorire concretamente il miglioramento delle loro competenze sociali e comunicative.
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